
Per garantire la stabilità di un governo e la operatività dello stesso il dato coalizionale conta molto
Nelle scorse settimane molti noti esperti di analisi politiche hanno annunciato il sorpasso del centrodestra da parte del c.d. Campo Largo. L’annuncio soffre di un deficit di forma e di uno di sostanza. La notizia (che notizia non è) è stata diffusa con la tecnica del titolone sul sorpasso e nel sottotitolo, se non addirittura nel pezzo, la precisazione, che di uno 0,3%/0,5% si tratterebbe. Nel merito si mettono a confronto un aggregato di forze politiche reale con un gruppo di sigle ipotetico.
Due insiemi diversi per natura non sono comparabili e inadeguate appaiono le conclusioni cui si giunge. Non mi soffermerei sulla banalità di tali contenuti se la metodica non contribuisse a inquinare il processo di formazione del consenso. Il fenomeno della massificazione delle idee si realizza attraverso un meccanismo di emulazione dei comportamenti della maggioranza della popolazione, forzata dagli strumenti oggi sempre più invasivi di comunicazione.
L’imitazione dell’altrui attitudine potrebbe avere un suo pregio se questa avvenisse per ragioni di contiguità sociale e di assorbimento meditato delle azioni e dei convincimenti altrui. Invece oggi l’acquisizione avviene, come per i virus, per contagio. Inconsapevolmente entrano nelle nostre teste i messaggi immessi in rete in maniera massiva, utilizzando la tecnologia per penetrare nella psicologia comune.
Ecco che anche la pubblicazione ripetitiva degli esiti dei sondaggi, con la tecnica della realtà dei numeri confusa dietro conclusioni sommarie, è un dannoso innesco del c.d. effetto gregge, che indebolisce la democrazia e non stimola la partecipazione attiva.
Credo utile, dunque, segnalare che il campione di popolazione sondato – circa 800/1.000 elettori – non ha bocciato il Governo, facendo due considerazioni. La prima strettamente numerica. La seconda più politica.
I numeri del sondaggio Pagnoncelli per Ipsos, della scorsa settimana, da cui sono partiti i commenti, dicono che il centrodestra sommerebbe il 46,1% dei consensi, con FdI al 26,2%, FI al 9, la Lega al 5,8, Noi Moderati all’1% e Futuro Nazionale al 4,1%. Dall’altra parte il totale raggiungerebbe il 46,6% con il Pd al 22,3%, il M5S al 14,3%, Avs al 6,7%,+Europa all’1,3% e Italia viva al 2%. Quindi parliamo essenzialmente di un pareggio.
Lo 0,5% non è un valore statisticamente rilevante. Inoltre mentre è corretto e realistico mettere insieme le percentuali dei partiti di centrodestra, altrettanto non vale per gli altri. Il centrodestra da 30 anni conferma la sua compagine sociale, pur mutando gli apporti di capitale dei singoli soci. Il Campo Largo, così detto per includere tutto ciò che si oppone al governo, è, invece, un assetto elettorale piuttosto che un soggetto politico.
Al suo interno dovrebbero trovare spazio Renzi e Bonelli, Schlein e Conte, Ilaria Salis ed Emma Bonino, Mastella e Madia, Picierno e Serracchiani. Tutti espressione di pensieri diversi e alternativi e, molto spesso, in conflitto tra loro. Tanto è vero che non sono riusciti a trovare una linea unitaria neanche dai banchi dell’opposizione, differenziandosi su Europa, Stati Uniti, Difesa, Giustizia, Lavoro e anche sulla legge elettorale.
Quello che non dicono i numeri ma che appartiene alla categoria dei fatti noti che i commentatori attenti e non faziosi dovrebbero tenere in conto nell’analisi dei dati è che il Governo Meloni è il primo, dall’inizio della stagione “maggioritaria”, ad aumentare nei consensi a fine mandato o quasi, con 2 punti percentuali in più – nel 2022 la coalizione raggiunse il 44,02% (dati Viminale). Viene, infatti, contraddetta la regola secondo cui chi governa, tendenzialmente, perde consensi, perché la responsabilità delle scelte rende impopolari. C’è unicamente un rimescolamento interno alle forze della coalizione con lo spezzettamento della Lega in due tronconi.
Di contro la fittizia costruzione del Campo Largo, si realizza sommando artificiosamente le percentuali dei singoli partiti di opposizione. Ma tutti sappiamo che in politica “la somma non fa il totale”.
Quindi l’unica notizia seria dovrebbe essere che da quel quasi 50% di cittadini, o di quell’essenziale platea intervistata sui circa 47 milioni di aventi diritto, o anche, volendo, sui 29 milioni di votanti del 2022, emerge che la coalizione di governo nel suo insieme è stata promossa. Per garantire la stabilità di un governo e la operatività dello stesso il dato coalizionale conta molto.
Non basta, infatti, vincere le elezioni, ma resistere alle difficoltà della quotidiana amministrazione della cosa pubblica, anche in momenti straordinari, come quelli che viviamo dall’inizio della Presidenza Meloni. Detto questo, confido che nei prossimi 12 mesi l’agitazione pre elettorale, dento e fuori gli schieramenti, consenta di portare a termine le iniziative più urgenti: casa, fisco e lavoro.


